Salame di Varzi

L’uomo ha saputo dare così grande risalto al maiale: la materia prima. Il salame in queste zone risulta essere rigorosamente una produzione primaria.
fresca e tersa che discende dal cuore delle Alpi e la particolare conformazione della Provincia di Sondrio, totalmente ricompresa nella zona tipica di produzione, creano le condizioni ideali per la graduale stagionatura della bresaola.
Ma salame varzi 5 Così gli abitanti si entusiasmarono nell’arte dell’insaccare, utilizzando quei pochi sapori che l’ambiente poteva fornire come: vino, aglio, sale e pepe.
La capacità nella scelta dei tagli migliori del bovino adulto, l sale dunque entra a comporre il gusto del salame in una quantità giusta. Né troppo né poco; dall’unione di tutti questi elementi in equilibrio tra loro ne è scaturito, dopo una sapiente e lunga stagionatura, un prodotto dal sapore delicato che caratterizza la fragranza finale del prodotto. Le origini del Salame di Varzi si perdono nella notte dei tempi. E’ a probabilità dall’esigenza di conservare a lungo la carne quale riserva alimentare durante tutto l’anno o come scorta da usarsi nei trasferimenti
L’uomo ha saputo dare così grande risalto al maiale: la materia prima. Il salame in queste zone risulta essere rigorosamente una produzione primaria.
Una produzione, cioè, di un impasto a grana grossa ottenuto con l’utilizzo di tutte le parti del maiale, in particolare le più pregiate.
Così gli abitanti si entusiasmarono nell’arte dell’insaccare, utilizzando quei pochi sapori che l’ambiente poteva fornire come: vino, aglio, sale e pepe. Il sale dunque entra a comporre il gusto del salame in una quantità giusta.
Né troppo né poco; dall’unione di tutti questi elementi in equilibrio tra loro ne è scaturito, dopo una sapiente e lunga stagionatura, un prodotto dal sapore delicato che caratterizza la fragranza finale del prodotto. Le origini del Salame di Varzi si perdono nella notte dei tempi. E’ a probabilità dall’esigenza di conservare a lungo la carne quale riserva alimentare durante tutto l’anno o come scorta da usarsi nei trasferimenti.
Da sempre il suino è stato allevato in questa zona dell’Appennino dell’Oltrepò Pavese e se ne conservava la carne; anche perché le carni dei suini sono carni di più facile conservazione rispetto alle altre; lo sapevano bene anche i romani, che non conoscevano la tecnica dell’insaccare.
Senza dubbio i Longobardi, come sostengono alcuni, all’arrivo in questa terra di conquista, dove i maiali potevano trovare ottimi territori per essere ben allevati, introdussero una tecnica conosciuta solo a loro, ma sconosciuta agli abitanti del posto.
Diremmo una tecnica innovativa: insaccare nei budelli animali la carne tritata a quel tempo a mano.
Una rivoluzione nella conservazione e nell’utilizzo abituale del suino.
Per il suo consumo non necessitava di fuochi per la cottura, poteva essere facilmente porzionato, si presentava gustoso e morbido nella masticazione, a differenza della dura carne secca o salata.
 Una tradizione, una pratica gastronomica, una tecnica di salumeria, che nel tempo si è consolidata e perfezionata nella zona di Varzi e nei territori dei Comuni limitrofi, esaltato e custodito dalla nobiltà dei Marchesi Malaspina