L'abbraccio dei sensi
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il Dio Ta'aroa

si ringrazia per l'articolo Tropiland Cultura Polinesiana
dove potete trovare tutta la storia dei miti polinesiani
Ta'aroa  è il dio supremo del creatore in mitologia del Polynesia francese.
  All’inizio dei tempi non c’era nulla: non c’erano ancora il cielo, la terra, la luna, le stelle.
IIl creatore di ogni cosa si chiamava Ta’aroa e abitava in una conchiglia.
Questa conchiglia era simile a un uovo e girava nello spazio infinito e vuoto.
Un giorno Ta’aroa aprì la sua conchiglia e scivolò fuori: trovò solamente oscurità e silenzio.
Era completamente solo e si ritirò in una nuova conchiglia.
Molti anni dopo uscì nuovamente fuori stanco di tanto vuoto e solitudine e diede inizio alla sua opera di creazione.
Non sopportando la solitudine in cui viveva spezzò la sua conchiglia e con i frammenti creò prima rocce e sabbia.
Poi con la sua colonna vertebrale creò i monti e con le sue unghie le squame dei pesci e i carapaci delle tartarughe.
Scosse le sue piume rosse e gialle, e le piume, cadendo, presero la forma di alberi, di foglie, di fiori e erba e piante di ogni tipo che si posarono sulla Terra.
Con le sue lacrime riempì gli oceani, i laghi e i fiumi e con il suo sangue colorò arcobaleni e tramonti.
 Da allora ebbe origine il Mondo.
Poi chiamò gli artigiani generati da lui stesso e diede loro il compito di scolpire la prima divinità: Tane che creò il firmamento, la luna ed il sole.
Seguirono divinità di rango minore come Ru, Maui, Rangi, Hina ed altri.
Ru si mise subito all'opera costruendo con un grande tronco una gigantesca canoa, fissò la vela e mise la sorella Hina sulla prua per aiutarlo nell'avvistare nuove terre e viaggiò per tutti gli oceani.
A lui si deve la divisione dell'orizzonte in dodici parti che permise ai Polinesiani di navigare in lungo ed in largo senza perdersi.
Maui, decise di radunare tutte le isole Polinesiane che all'inizio del tempo erano dei pesci in movimento sparsi per l'oceano.
Quindi calò la sua piroga in acqua e con i fratelli andò a pesca. All'inizio non riuscirono a catturare nulla ma poi mentre i fratelli dormivano, Maui decise di cantare per attirare meglio i "pesci" sul suo amo e ci riuscì riunendoli tutti in una rete.
Quando catturò il più grande, che corrispondeva all'isola di Tahiti, i fratelli si risvegliarono di soprassalto destati dal dimenarsi del grosso pesce e gridarono "attento Maui, quella è un isola, non un pesce !" Le grida fecero agitare tutti gli altri pesci-isola catturati che spaventati ricaddero in acqua; fallì quindi per sempre il tentativo di riunire la Polinesia in un unica terra.
Ta'aroa quando aveva creato il mondo aveva fatto un piccolo errore, aveva regolato il percorso del sole (Ra, lo stesso nome Egizio ?!) troppo veloce e quindi le giornate duravano pochissimo creando non pochi problemi nell'andamento delle attività umane da quelle più complesse come la pulizia dei Marae (altari sacri) a quelle più semplici come mangiare.
Anzi proprio quest'ultima occupazione creava molti problemi in quanto per affrettarsi gli umani non accendevano più i forni tahitiani e mangiavano tutto crudo facendo insorgere infezioni alla bocca.
Allora intervenne Maui che fabbricò con le liane e la corteccia una enorme trappola irrobustita da un capello della sorella Hina e si appostò all'orizzonte.
Non appena spuntò il sole lanciò la sua trappola a mo' di rete e catturò il sole; questo sentendosi legato iniziò a dibattersi come un pazzo e per liberarsi aumentò la sua temperatura bruciando le terre, facendo ribollire il mare ed incenerendo le liane e le cortecce della trappola, ma il capello di Hina rimase intatto ed il sole non riuscì a liberarsi.
A questo punto fece un patto con Maui: la sua liberazione in cambio di un percorso più lento ovvero giornate più lunghe e così si formò il giorno della durata che conosciamo noi.
Quando Ta'aroa creò dalle sue piume la vegetazione non si crearono gli alberi; questi infatti furono generati dai corpi sepolti dei primi uomini.
Ogni albero deriva da una parte del corpo:
il Taro (una specie di patata) deriva dai piedi,
il Ti dalle tibie, l'Albero del Pane (uru) dall'addome,
la Palma da cocco (haari) dalla testa, l'Ape dalle cosce e le foglie dall'intestino,
l'Ibisco (aute) dai volti dei grassottelli,
il Nono (albero dai frutti traslucidi miracolosi usati come rimedio medicinale universale) dal cerume delle orecchie,
l'Hotu dal cuore, il Banano (meia) dalla trachea, il Castagno Tahitiano (mape) dai reni,
 le Felci arboree (nahe) dai reni...e così via !
Ogni albero ha la sua leggenda; per citarne una quella dell'Albero del Pane.
In un tempo lontano sull'isola di Raiatea (l'isola sacra per eccellenza) viveva una famiglia. Durante una prolungata siccità non aveva nulla da mangiare, tutto esaurito a causa della carestia. Allora Ruata 'ata (Uomo buca) per non far morire di fame i suoi figli e la moglie Rumau 'arii (Verità senza inganni) si sacrificò e si trasformò nell'albero del pane che sfamò la famiglia e in seguito (espandendosi il prezioso albero nelle altre isole) anche il resto degli uomini.
Ma talvolta un albero può avere anche più leggende che spiegano la sua apparizione non necessariamente legata ad un organo del corpo; è l'esempio del banano.
Hina passava tutto il tempo a battere la tapa (un tessuto in fibra vegetale che tuttora si ottiene "battendo" forte delle foglie) disturbando il dio Ta'aroa che per questo mandò dei suoi messaggeri a chiederle di smettere.
Poiché Hina continuò con la sua rumorosa attività, Ta'aroa ordinò ai suoi messi di darle una violenta legnata che la scagliò sulla Luna.
Su questo satellite viveva un albero sconosciuto: il banano.
Hina durante le sua nuova esistenza sulla Luna (per questo Hina fu anche proclamata "protettrice dei viandanti" rischiarati dalla luce lunare) salì sul banano e per errore staccò un casco di banane con i piedi...il casco cadde sulla terra e da quel momento la pianta crebbe in abbondanza.
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